Tante volte si sceglie di tacere perché non si ha un ruolo, perché al momento non si ricopre una posizione che dia direttamente forza alle idee, alle considerazioni ed anche, perché no, a delle opinioni condivise o semplicemente e comodamente ritenute dai più: “sterili polemiche”. Riflettendo bene però su quello che ognuno di noi è, su come ognuno di noi contribuisce al funzionamento (cattivo o positivo) della società, attraverso un ragionamento elementare ma fondamentale e molto spesso dimenticato, si arriva alla conclusione che ognuno di noi ricopre dalla nascita il ruolo più importante, fondamentale: il ruolo del cittadino. Abbandoniamo spesso l’idea che il ruolo più importante è il nostro; una città o piccolo paese che sia, è composto da ognuno di noi. Platone considerava lo stato in maniera organicistica, cioè lo vedeva come un enorme organismo vivente, come un corpo umano, composto da tanti pezzi ma che, in realtà, costituiscono un unico essere dove se una parte viene ferita e prova dolore, ne risente tutto il corpo. Tutto ciò per render chiaro che ognuno di noi è parte integrante della società in cui vive e ogni volta che i nostri amministratori pensano di ferire un solo individuo di questa società, per orgoglio personale, per interesse personale o per qualsiasi cosa lontana dal bene collettivo, ferisce indirettamente se stesso. Mi rivolgerò in questa lettera al potere generico gestito, come sosteneva il grande Vilfredo Pareto, da una élite, un piccolo gruppetto, una minoranza organizzata. E’ così, è sempre stato così, ma a parer mio è poco identificabile ad Ariano a chi bisogna rivolgersi in maniera diretta, se alle lobby dei supermercati, se alle lobby delle contrade, se alle lobby di politici, se alle lobby dell’energia alternativa, se alle lobby del trattore modificato non lo so ma, precisando che le lobby non devono essere necessariamente viste di cattivo occhio perché contribuiscono a tenere un equilibrio in un sistema democratico, è cosa certa che il potere decisionale è detenuto da un manipolo di individui e, sarà ognuno di voi, con la propria fantasia a collegare il potere al gruppetto che più gli è simpatico o meno. Chi è riuscito a leggere finora, senza aver avuto un incontro ravvicinato con Morfeo, si chiederà cosa mi spinge a scrivere, cosa voglio, cosa chiedo. Andiamo per gradi. Cosa mi ha spinto a scrivere? Senza mezzi termini: l’attuale discussione sulle nomine Amu. Mi sembra alquanto paradossale, eticamente ingiusto, che a causa delle scaramucce tra Provincia e Amministrazione Comunale, bisogna assoggettarsi alle infauste richieste di un cane sciolto prima candidato nell’opposizione, poi rientrato nella maggioranza, per poi ancora uscire e rientrare con un tuffo ad avvitamento doppio aggiudicandosi un assessore, riperderlo, ritrovarne uno donna, tanti favori di contorno e dulcis in fundo, pretende una nomina all’Amu per una figura a lui vicina, magari perché “non ha mai avuto niente dalla politica”. Punto. Non continuo. Vagabondando in questi meandri non vorrei dover prendere un moment per ritrovare la strada della quiete mentale. Arriviamo dunque a cosa voglio con questa lettera: voglio essere rispettato da individuo e da cittadino. Chi vi scrive è un giovane imprenditore che ha deciso di amare la propria città, incondizionatamente. Un onesto lavoratore con una piccola impresa a gestione familiare nella città dominata dai cani sciolti. Negli ultimi tempi si apprezzano le gesta di solidarietà di tante persone semplici, in un momento così delicato. A chi ancora si sente un “proletario radicale”potrebbe suonare strano, ma noi imprenditori, artigiani, in particolar modo nella nostra provincia, facciamo solidarietà tutti i giorni. Sì, noi ci accontentiamo di lavorare per quello che in gergo economico è detto “salario di direzione aziendale”, in pratica lo stipendio per chi dirige un’impresa, senza guadagni extra a fine anno, senza prendere un centesimo in più di quello che percepisce un dipendente pubblico, a causa delle troppe spese di gestione. Vi starete chiedendo chi ce lo fa fare. La coscienza. Quella voce che ci convince a non mandare a casa un operaio che ha famiglia, che deve mantenere i figli all’università, che deve pagare le bollette. Ma siamo felici. Mi fa rabbia però pagare le tasse e ricevere in cambio una politica senza cuore, una gestione del potere che si limita ad attuare una battaglia navale tra Regione Provincia e Comune, mossa dall’orgoglio personale e fregandosene di far fare da ago della bilancia al primo chiodo che passa. E dunque noi cittadini chiediamo rispetto, sacrosanto rispetto anche come esseri umani. Chiediamo rispetto da coloro che già sono in piazza a fare campagna elettorale perché chiuderanno le province e sanno di dover perdere lo stipendio. Lo stipendio, no la rappresentanza per la nostra città. La prima preoccupazione è sempre l’introito. Va bene anche questo, è giusto, l’uomo è l’uomo del bisogno, si muove sempre per fini utilitaristici: nessuno fa niente per niente. Mi scuso per il mio esser pedante e ripetitivo : ma è mai possibile che tutti i nostri amministratori, regionali, provinciali e comunali, prendano decisioni fondate esclusivamente sulle proprie liti personali a discapito di una popolazione che paradossalmente li ha votati e che in un momento già difficile questa stessa popolazione ne debba subire tutte, ma proprio tutte le conseguenze? Coloro che gestiscono questo potere sicuramente non si accorgono di quanto la politica della ripicca possa scagliarsi con forza esponenziale sulla cittadinanza. Accecati dalla voglia di vendetta non riescono a vedere il degrado sociale,economico, culturale e forse psicologico che domina intorno a loro. Che si sveglino. Sarà vero, homo homini lupus (gli uomini sono come i lupi che si azzannano tra loro), ma l’uomo è anche dotato di ragione. Dunque, cari potenti, o meglio gestori, cercate di ragionare. Ogni vostra piccola vendetta si ripercuote su di voi attraverso il grande corpo della società. Ogni errore commesso oggi si rifletterà nel futuro, magari non il vostro o quello di tutti noi, ma su quello dei vostri e nostri figli, nipoti, che saranno costretti sempre di più a lasciare la terra dove sono nati, le famiglie, gli amici, per rinchiudersi nella solitudine di una grande città. Forse non c’è molto da fare, ma di più si potrebbe, se solo decideste di mettere a riposo il vostro orgoglio e di congedarvi dalla guerra tra i poveri che state combattendo.
Che il nuovo anno possa essere per tutti noi un nuovo inizio. Auguri.
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